Il giardino di Palazzo Reale si trova in un’area adibita a verde fin dall’età angioina, quando era di pertinenza di Castel Nuovo. Nel Cinquecento il giardino era riservato ai viceré che dimoravano nel Palazzo Vecchio, situato sul luogo dell’attuale piazza Trieste e Trento e demolito nell’Ottocento. Con l’edificazione del nuovo palazzo a partire dal 1600 lo spazio verde si ridusse sensibilmente; nel corso del Settecento venne occupato da fabbricati di servizio della corte, tra cui il maneggio, le scuderie e la fabbrica di porcellana.
L’aspetto attuale risale alla metà dell’Ottocento e rientra tra gli interventi affidati da Ferdinando II di Borbone all’architetto Gaetano Genovese, che per la sistemazione del giardino all’inglese si avvalse della collaborazione del botanico tedesco Friedrich Dehnhardt. Quest’ultimo inserì nelle aiuole delimitate da viali curvilinei numerose specie arboree, tra cui due splendidi esemplari di Ficus macrophylla, gli alberi più grandi e più antichi del giardino. La cancellata in ghisa fu realizzata nell’opificio borbonico di Pietrarsa; i due cavalli di bronzo, opera di Peter Clodt von Jürgensburg, furono donati al re delle Due Sicilie dallo zar Nicola I di Russia in ricordo del suo soggiorno a Napoli nel 1845.
Nel Novecento la struttura del giardino fu modificata con la realizzazione del viale rettilineo di accesso da via San Carlo alla Biblioteca Nazionale, qui trasferita nel 1927. L’ultimo intervento che ha modificato marginalmente il disegno del giardino risale al 2011, quando fu realizzata la sala interrata per le prove dell’orchestra del Teatro di San Carlo, sulla cui copertura è collocata l’installazione Prova d’orchestra dell’artista Mimmo Paladino.
Tra il 2024 e il 2025 il Giardino Romantico è stato oggetto di un articolato cantiere di restauro che ha previsto la risistemazione delle componenti vegetale, impiantistica e architettonica al fine di restituire la complessa e stratificata immagine storica di questo spazio.