Il maestoso scalone di marmo che conduce all’Appartamento di Etichetta conserva l’impianto progettato alla metà del Seicento dall’architetto Francesco Antonio Picchiatti, sul modello dello scalone dell’Alcázar di Toledo. La decorazione di gusto neoclassico risale invece alla metà dell’Ottocento e rientra tra i lavori di ristrutturazione diretti dall’architetto Gaetano Genovese, avviati dopo l’incendio che danneggiò una parte del Palazzo nel 1837. A quell’epoca risalgono la demolizione del vecchio palazzo vicereale, a cui lo scalone era addossato, e l’apertura di ampie vetrate verso il Giardino Italia, che conferiscono all’ambiente una straordinaria luminosità.
Le pareti sono rivestite di marmi provenienti da cave del Regno delle Due Sicilie; i bassorilievi in marmo bianco di Carrara raffigurano trofei militari, La Gloria tra i simboli della Giustizia, della Guerra, dell’Arte e dell’Industria e La Vittoria tra il Genio della fama e il Valore. Le statue in gesso nelle quattro nicchie rappresentano le virtù regali: Fortezza (di Antonio Calì), Giustizia (di Gennaro Calì), Clemenza (di Tito Angelini) e Prudenza (di Tommaso Solari). Nella decorazione a stucchi bianchi della volta spiccano il cavallo rampante, simbolo di Napoli, e la trinacria (la testa con tre gambe), emblema della Sicilia. Lo scudo crociato dei Savoia, re d’Italia, sostituì lo stemma borbonico dopo il 1861.